La Storia


La Polisportiva Partenope fu fondata nel dicembre del 1951 e nell’anno successivo (campionato ’52-’53) inglobò la Rugby Napoli, acquisendo il diritto di partecipare al campionato di serie B.

Fu l’avvocato Salvatore De Luca, uno dei finanziatori della Rugby Napoli dopo la presidenza di Gioacchino Lauro (figlio del famoso «Comandante» Achille Lauro), a caldeggiare l’acquisizione della della squadra di rugby, appena retrocessa in serie B.

Il ritorno in serie A fu immediato, sotto la guida di Guido D’Amato, già allenatore della squadra precedentemente. Gli successe prima Eros Cicognani e,poi, Pippo D’Angelo. mentre lo lo sport della palla ovale nella città di Napoli cresceva notevolmente.

Si iniziò a parlare di «scuola partenopea»: dal campionato ’53-’54 sino al ’60-’61 la Partenope ottenne ottimi piazzamenti in serie A.

Contemporaneamente Italo Scodavolpe, un gigante triestino ex rugbista (grande seconda linea del Rugby Napoli), guidò la squdra giovanile alla conquista della Coppa Cicogna (titolo italiano giovanile) nel ’57-’58 e nel ’60-’61.

Va aggiunto che nella città partenopea erano nati, grazie all’appasionato Camillo Pasolini, i campionati studenteschi, organizzati in collaborazione con il Provveditorato agli Studi di Napoli.

Parteciparono squadre dei principali licei e istituti superiori napoletani (“Gianbattista Vico”, “Genovesi”, “Mercalli” “Garibaldi”, tutte storiche scuole napoletane) e fornivano un serbatoio di giocatori per la prima squadra della città.

Tra questi Ugo Silvestri, Sandro Gelormini, Michele Carlotto e Ugo Gargiulo, (un’ala trequarti di 1.85 per 80kg, misure inconsuete per il rugby dell’epoca]]. Quest’ultimo, grazie a grandi doti di velocità e potenza, venne aggregato alla prima squadra sotto la guida di Elio Fusco, grande mediano di mischia, anche della nazionale. Con Ugo Silvestri, Sandro Gelormini, Vincenzo Trapanese, “Rafele” D’Orazino, Franco “Ciccio” Ascantini, i due fratelli DeGiovanni e Gaetano Vellecco, detto “Il poeta”, formava il gruppo de “I senzapaura”, ovvero, “luàteve ‘a ‘nnanze ca ve facite male…” Gargiulo, diventato anche titolare della nazionale militare , nei tre anni seguenti, venne spostato da ala a secondo centro. Alcuni infortuni e la decisione di preferire la carriera di pilota areonautico fecerò si che nel 1965 lasciasse il rugby.

Nel 1961-62 purtroppo una tragedia colpì il rugby partenopeo con la morte accidentale di uno studente sul campo dello stadio Albricci. Nel corso di una partita, Aldo Tatangelo, dell’Alessandro Volta, mentre si trovava fuori dal rettangolo di gioco, scivolò e batté la testa sul cordolo della pista di atletica leggera. Furono sospesi i campionati studenteschi per lungo tempo, anche se l’incidente non aveva legami con il rugby.

Dopo il quarto posto ottenuto in serie A nella stagione ’60-’61 la Partenope cambiò guida tecnica. Da Pippo D’Angelo la panchina passò ad Elio Fusco. Fu un momento storico per il rugby napoletano, che iniziò a raccogliere quanto in precedenza era stato seminato. Elio Fusco fu portatore di idee innovative che consentirono alla squadra biancoceleste di esprimere un rugby spettacolare, ma anche molto concreto. Tutto ciò permise alla Partenope di ottenere nel campionato ’61-’62 il quinto posto e in quello successivo un ottimo terzo posto.

Nel ’62-’63 Italo Scodavolpe (chiamato «papà» dai suoi ragazzi) ottenne il terzo titolo italiano giovanile (il secondo consecutivo) con questa formazione: Pagano, Nespoli, Leopardo, Silvestri, Fiore, Donatiello, Malagoli, Mocerino, D’Antonio, Campagna, Siano, Fiorito, Boscaino Luciano, Grieco e Battista. Massaggiatore Giuseppe (Peppino) Cuomo, soprannominato «spugna d’oro» per i suoi interventi con la spugna intrisa di acqua gelata, che avevano la capacità di far resuscitare gli infortunati. Peppino era uno dei custodi della Polisportiva Partenope e divenne massaggiatore della sezione rugby, così come Giovanni Davide nel basket, mentre Giovanni Taranto si interessava della segreteria. A Peppino erano affidate anche le maglie e i calzoncini che provvedeva a lavare e stirare. Altro personaggio di quell’epoca era Luigi Nespoli, un giocatore che non brillava per valore tecnico, ma che era dotato di una grande passione e di una leggera vena di estrosità o “pazzia”, caratteristica della maggioranza dei giocatori di rugby. Quando smise di giocare per dedicarsi pienamente all’insegnamento (storia efilosofia) fondò il rugby femminile (ancora oggi si disputa un regolare campionato nazionale) e poi, quando fu trasferito a Prato quale preside di un liceo, formò una squadra di rugby toscana. In questa sua esperienza coinvolse genitori e anche studenti con problemi di autismoottenendo lusinghieri successi di reinserimento di questi ragazzi e il suo nome divenne famoso in Italia. La sua filosofia era «Rugby: scuola di vita». Nespoli scrisse un libro sul rugby e questo sarebbe normale, ma lo fece in versi, esattamente 4000 versi.

Il campionato ’63-’64 è nella memoria di tutti gli appassionati. Poteva essere il primo scudetto invece…. La rosa dei giocatori era formata dal fortissimo Ugo Silvestri, pilone e tallonatore inarrivabile,Marcello Martone ” ‘o dottore”, Claudio Rodà, Vittorio Ambron, ala trequarti di classe sopraffina(giocò anche a calcio in serie C con la Cirio, poi Internapoli), più volte nazionale, Luigi Esposito detto “Ciccillo” , Michele Carlotto,ala trequarti veloce,compatta,molto incisiva, Erasmo (Mimì) Augeri ed Elio Fusco,coppia di classe sopraffina, motore e cervello della squadra, più volte nazionali, Raffaele D’Orazio,una furia scatenata in campo, degno predecessore di Mauro Bergamasco, nazionale, Nello Raffin, Vincenzo Trapanese,classe,cuore e potenza fisica, più volte nazionale, Paolo Grandoni, Alfredo De Giovanni, Ugo Silvestri, gran combattente, grande cuore, mai domo, sempre pronto a sostenere il compagno in difficoltà, molto temuto dagli avversari, più volte nazionale anche lui, Sandro Gelormini,attuale presidente della Polisportiva Partenope, nonché della stessa squadra di rugby, nazionale, grande seconda linea, potente e veloce nonostante la stazza notevole, faccia da bravo ragazzo ma grande cattiveria agonistica in campo, un Bortolami ante-litteram, Ugo (Cavallo Pazzo) Gargiulo, di cui abbiamo già parlato, Francesco (Ciccio) Ascantini, pilone forte e determinato, forza fisica e velocità da vendere, attualmente nei quadri direttivi della FIR, Franco Tagle, tallonatore dai grandi mezzi fisici e tecnici, Gaetano Vellecco, detto il poeta, dispensatore di verità in pillole, delle quali i compagni di squadra avrebbero fatto volentieri a meno…, pilone veloce e determinato, gran combattente, Nino Perrino, Antonio Bellastella, Gennaro De Falco, Giuseppe (Peppe) Trignano, Errico De Giovanni, immensa seconda linea, con il fratello Alfredo, una vera forza della natura, potente e inarrestabile quando lanciato, una sicurezza per i compagni più giovani, che difendeva da eventuali soprusi avversari, Eugenio Russo. Quell’anno i risultati non furono sempre di grande livello, eclatante fu la vittoria sull’imbattuta Parma e nella prima di ritorno sul Petrarca, travolto con il risultato di 20-3. Poi giunse la sconfitta in casa ad opera delle Fiamme Oro Padova per 9-0. Con la vittoria casalinga su L’Aquila (6-0) la Partenope conquistò il secondo posto in classifica. In quella storica partita erano assenti Vittorio Ambron e Marcello Martone e il grande Elio Fusco era in campo con una spalla lussata. Debuttò, si fa per dire, Ugo Corvino dopo molti anni di assenza dai campi di gioco (aveva 40 anni) e segnò un magnifico drop. Franco Ascantini aumentò il bottino con una meta non trasformata. Vittoria sugli abruzzesi e secondo posto a due giornate dal termine del campionato. Un solo punto di distacco dalla capolista Parma seguita dal Rovigo. Era un momento favorevole per la scalata al titolo italiano. Nella penultima giornata vinsero Parma e Rovigo, ma la Partenope non fu da meno e batté l’Amatori Milano per 14-11. Venne espulso Vittorio Ambron, la stella della Partenope, per fallo di reazione. Squalifica per l’ala tre quarti che non poté essere presente nell’ultima di campionato quando la Partenope, in trasferta al Tardini, si giocò lo scudetto contro la capolista Parma. Ad ala tre quarti, al posto di Ambron, entrò Rodolfo Siano. Vinse il Parma per 9-3. Sfumò il tricolore che sembrava ormai appartenere ai biancocelesti. Al termine di quella partita negli spogliatoi, nel silenzio generale, la maggior parte dei giocatori pianse.

Nella stagione successiva la squadra apparve più matura ed il gioco più concreto. La Partenope vinceva e nel contempo dava spettacolo. Era il momento del rugby-champagne. L’innesto dei giovani giocatori, fortissimi e determinati, come Silvestri, Gelormini, Carlotto, Gargiulo, Siano, nel tessuto della vecchia squadra aveva pagato.Gioco alla mano, apertura sui trequarti già nei propri 22 metri, giocate veloci e imprevedibili. Gli stessi giocatori si divertivano, nello spogliatoio regnava un clima di grande amicizia, cosa che purtroppo poi scomparirà per far largo ad incomprensioni e a litigi. Era successo che, contrariamente a quanto accade in genere, ovvero l’esplosione di un singolo giocatore, il destino aveva voluto che, per assoluta coincidenza,un gran numero di giocatori fortissimi si fossero trovati a giocare insieme nello stesso momento. Era il seme del lavoro di Camillo Pasolini e Pippo D’Angelo che dava frutti, la squadra era cresciuta e dettava legge nel campionato italiano, scrivendo pagine indimenticabili in un ideale ” Manuale del rugby “, con giocate di classe sopraffina. È stato un caso irripetibile, e infatti non si è più ripetuto… Nonostante l’impegno di molti, lentamente e fatalmente, la grande squadra è andata via via indebolendosi, fino a dissolversi. Nel disinteresse generale, il rugby, a Napoli, era praticamente morto. Ma la scintilla dell’amore verso il rugby era ancora presente nel cuore di qualche “ragazzo” di quella squadra da favola, ed essa si celava nella mente e nel cuore di Sandro Gelormini che, scommettendo con sé stesso, decideva di riportare in vita il rugby napoletano. Rimboccatosi le maniche, e diventato presidente della squadra, con impegno costante e assolutamente disinteressato, tra mille difficoltà, e senza l’aiuto di chi avrebbe potuto aiutarlo nell’impresa, Sandro ha riportato il rugby a Napoli. Certo, non è ancora, e forse non lo sarà mai, la squadra dello scudetto, ma l’importante era riprendere la posizione verticale e rimanere in piedi da soli, e l’obiettivo è stato raggiunto. Ora bisogna proseguire nell’opera, sperando in un’altra felice coincidenza. D’altronde, i sogni esistono perché poi, il giorno dopo possano diventare realtà, o no? E chi ci impedisce di sognare, specialmente a Napoli?? ‘E visto maje ca cu na botta ‘e mazzo.. Dopo i primi mesi di quel campionato 1964-65 la Partenope lasciò lo stadio militare Generale Albricci per tornare sul campo vomerese dello stadio Collana.
Era il 31 gennaio, la Partenope incontrava, nella seconda giornata di ritorno, l’Italsider Genova (nelle file liguri giocava a terza linea Marco Bollesan) che batté per 38-8, riconquistando il comando della classifica. Gli spalti del Collana fecero registrare circa 4000 spettatori paganti. La rosa dei giocatori si era ampliata con l’inserimento del londinese Philip Lalic e Cane. Mentre la squadra otteneva risultati incoraggianti, la società aveva problemi economici consistenti, tali da mettere a rischio la continuazione del campionato.
Il giornale Roma lanciò una sottoscrizione (fu raccolta la cifra di 1.200.500 lire) e il «caso» di questa squadra assurse alla notorietà nazionale non solo sportiva. La Domenica del Corriere le dedicò la copertina con un disegno firmato da Walter Molino. Fusco e compagni furono ospitati in tv da Enzo Tortora alla Domenica Sportiva. Dopo tanta bagarre tornò la calma e la serenità tra società e giocatori.
Il 2 maggio del 1965 si giocò la penultima di campionato, in trasferta sul «famigerato» campo del Frascati, contro il quindici dei colli romani. Fu una vera battaglia in campo e sugli spalti. Erano presenti fidanzate e mogli dei giocatori napoletani che divennero bersaglio di sputi e oggetti. Sulle tribune erano presenti gli atleti della Roma che avevano gareggiato la mattina alle 11. I capitolini erano direttamente interessati perché ad un solo punto dalla Partenope e nell’ultima giornata avrebbero affrontato proprio i napoletani allo stadio Collana. Sul punteggio di 3-0 in favore della Partenope, dopo un calcio piazzato di Marcello Martone, l’arbitro Tognetti di Monza chiuse la partita con 15 minuti di anticipo per incidenti in campo. Con una pietra era stato ferito alla testa Martone, che fu costretto a ricorrere alle cure mediche in ospedale insieme a Rino Carbone e Peppe Trignano, anche loro infortunati. La squadra abbandonò il terreno di gioco e, insieme a Nino Perrino, che non aveva giocato a causa di una frattura alla gamba destra, salì sul pullman della società, riuscendo a fuggire attraverso i campi. Una pagina che di sport non aveva nulla. La commissione giudicante della federazione dette la vittoria alla Partenope, ma solo dopo che era stata giocata l’ultima giornata. Nell’incontro decisivo per l’assegnazione dello scudetto (non era ancora nota la decisione sull’incontro Frascati-Partenope), nell’ultima di campionato, la Partenope dinanzi a circa 12000 spettatori batté la Roma 14-3 e divenne campione d’Italia.
Dopo l’euforia del tricolore riaffiorarono i dissidi tra la squadra e la società, sempre per motivi economici. L’allora presidente della Polisportiva Partenope, Stefano Riccio, scrisse una lettera al Comandante Lauro per ottenere un aiuto economico e quindi il sostegno degli sport «poveri». Il bilancio dell’intera Polisportiva era di 35 milioni e alla sezione rugby occorrevano, per svolgere l’intera attività, circa 12 milioni.
Intanto la squadra giovanile, allenata da Italo Scodavolpe, conquistò il titolo italiano di categoria nel 1964, 1968 e 1969. La prima squadra perse per 6-8, al Giuriati, dall’Amatori Milano (dopo la sconfitta con la GBC Milano): era la sesta giornata del campionato 1965-66 e al comando della classifica c’era il Petrarca con 10 punti, seguito dalla coppia Partenope-Parma a due lunghezze. Alla nona giornata, a Napoli, fu scontro diretto tra Partenope e Petrarca. Vinsero i padroni di casa per 11-6 e tornarono al comando della classifica. Il girone di ritorno vide la Partenope sempre in testa, seguita, come sempre, dalla Roma Il vantaggio di Martone e compagni fu prima di 3 punti, poi 2 ed infine solo 1. La rosa dei giocatori era la stessa dell’anno precedente, arricchita da Marco Bollesan, dipendente dell’Italsider di Genova-Cornigliano, poi trasferito nello stabilimento di Bagnoli, schierato a centro terza linea. Il secondo scudetto fu vinto, sempre all’ultima giornata, a Roma, allo Stadio Flaminio dove 8000 tifosi, di cui 3000 napoletani, fecero da cornice all’incontro. Vittoria della Partenope per 9-0, con la Roma intenta a provocare gli avversari ed a cercare lo scontro fisico, non riuscendo a prevale sul piano tecnico. Famosa la foto di Elio Fusco senza due denti, a causa di un pugno ricevuto da un avanti capitolino, che con un largo sorriso rispondeva alle provocazioni. Fu uno scudetto sofferto, più difficile da ottenere perché non vi fu più l’elemento sorpresa e perché il clima all’interno della squadra non era più idilliaco come prima.

Il campionato 1966-67 segna l’inizio della discordia tra i giocatori e la società.
Dopo innumerevoli riunioni la crisi si risolse e Marcello Martone restò come responsabile della sezione con l’impegno della dirigenza della Polisportiva di coprire economicamente l’intero costo dell’attività rugbistica. La squadra era la stessa che aveva conquistato il secondo scudetto e si muoveva con autorevolezza sui campi d’Italia. Dopo un girone d’andata quasi sempre al comando della classifica, nella terza giornata di ritorno fu raggiunta dalle Fiamme Oro Padova, dopo un pareggio esterno (0-0) contro il Rovigo. La Partenope, tra mille polemiche, terminerà il campionato al quinto posto, polemiche alimentate anche da personaggi che, dopo le vittorie, si erano avvicinati alla squadra. Nel campionato successivo andò via Marcello Martone, ufficialmente perché non voleva indossare la maglia dello sponsor, in realtà per il dissenso con alcuni compagni. Con lui lasciarono la Partenope Carlotta, Augeri e Vellecco che approdarono al Cus Napoli, allenato da Pietro Bellastella.
Il 18 settembre 1967, era un lunedì, venne firmato l’abbinamento tra Partenope ed Ignis. La squadra si trovò con 9 giocatori in meno, anche perché partirono per il servizio militare Vittorio Ambron e Rodolfo Siano.
Nell’anno successivo altre defezioni: lasciarono Bollesan, Enrico De Giovanni e De Falco.

Nonostante la squadra avesse cambiato volto nei due anni di abbinamento con l’Ignis (‘67-‘68 e ‘68-‘69) la Partenope si classificò in entrambe le occasioni al quarto posto. A conclusione di questi due campionati l’intera sezione rugby passò al Cus Napoli che rilevò anche il titolo di A e per questo motivo si iscrisse al campionato ‘69-‘70 con il nome Cus Napoli-Partenope. Da quel momento scomparve dalla Polisportiva di Parco del Castello lo sport della palla ovale e il nome Partenope nei campionati nazionali. In soli 5 anni si era passati dalla conquista del tricolore alla chiusura della sezione.

Col campionato di C/1 1979-80 riapparve il nome Partenope. La gloriosa Polisportiva riprese il cammino nello sport della palla ovale e lo fece con umiltà e con i giovani. In questa nuova avventura, che vide in qualità di promotore di tutto il movimento Sandro Gelormini (nel tempo sarà poi presidente della sezione rugby, segretario generale della Polisportiva ed infine Presidente), si affiancò alla Partenope uno sponsor napoletano, la Clif, azienda di abbigliamento sportivo. La squadra era composta da: Gaetano Telese, Esposito, Guida, Minopoli, Spinosa, Sgueglia, Lanna, Capozzoli, Michele Salierno, Salvo D’Orazio (oggi presidente della sezione rugby), Gargano, Cappuccio, Roberto Ferrante, Punzo, Ascione (oggi c.t. della nazionale italiana Under 18), Cuofano, Belardo, Marchetti e Franco Salierno. Le basi erano buone e il quindici biancoceleste nel secondo anno di C/1 ottenne la promozione con una giornata di anticipo, battendo in trasferta il Colleferro per 3-0 grazie ad un calcio piazzato di Guida.
Alla formazione poche righe prima trascritta si aggiunsero Amato, Di Lauro, Iorio, Murano, Messina, Perna e Giudiceandrea. Nel primo anno della serie cadetti, sempre abbinato al marchio Clif, la Partenope ebbe in panchina come tecnico Guido Guida. Quello fu l’anno del derby cittadino tra Partenope e Forze Armate. Le Forze Armate avevano il loro quartier generale allo stadio Albricci. Allenatore era Rodolfo Siano che aveva optato per la vita militare; al suo fianco operava Elio Fusco che in quel periodo era l’allenatore della nazionale militare. Fu un derby familiare. Sia nella gara d’andata (6-9) che in quella di ritorno (18-8) vinsero i militari. Nonostante queste sconfitte la Partenope «rischiò» di essere promossa in serie A. La classifica del girone finale vide i biancocelesti terzi, mentre fu promossa la Roma.

Nella stagione ’83-’84 dopo 5 giornate di campionato la Clif Partenope era a 0 punti e fu deciso il cambio tecnico della panchina, sollevando dall’incarico Guida e richiamando Elio Fusco. Era un momento di grande confusione, con giocatori che venivano da altre società ed altri che preferivano abbandonare la Partenope. Non vi era stabilità e questo portò la squadra di nuovo in C/1, ma bastò un solo anno di purgatorio e, a conclusione del campionato ’84-’85, fu ancora promozione in serie B. Si lavorò per far tornare nel giro delle grandi la Partenope, ma la strada era lastricata di difficioltà: mancanza d’impianti per allenarsi e per giocare, assenza di sponsor.
L’anno dopo vi furono buone possibilità per ritornare in A/2, ma alla penultima di campionato, a Padova, contro il Cus la Partenope fu sconfitta per 21-0. Sfumò così la promozione.

Nel campionato ‘86-’87, allo stadio Collana, dopo quattro anni di assenza, tornò il derby cittadino: Partenope-Interforze. Le due gare furono vinte dai biancocelesti: 13-12 all’andata e 6-3 al ritorno. Si ritrovarono dopo vent’anni, sempre come avversari, Elio Fusco e Franco Cioni, due protagonisti del campionato ‘65-‘66 (secondo scudetto napoletano), il primo nelle file della Partenope e l’altro in quelle dell’Olimpic 52 Roma. In quella stagione ‘86-‘87 Fusco era sulla panchina della Partenope e Cioni su quella della Lazio. Per la cronaca la Partenope vinse per 24-19. A mediano di mischia di nuovo un Fusco: debuttò nel ruolo che fu del padre Annibale Rugby (così è iscritto all’anagrafe) Fusco.

Il 7 maggio 1989: dopo 24 anni dal primo scudetto e 7 anni di assenza dalla serie A, la Partenope tornò ad essere presente nel rugby che conta. Promozione conquistata con una giornata d’anticipo. Nell’ultima di campionato, a promozione già matematica, al Collana i padroni di casa pareggiarono 9-9 con il Bologna, raggiungendo in classifica quota 34, seguiti dalla Lazio con 32 punti. Gli autori della promozione: Francesco Ascione, Marchetti, Amato, Salvo D’Orazio, Gabriele e Mario Gargano, Di Grazia, Antonio Sorrentino, Sessa, Mele, Alfredo e Pasquale Giordano, Alessandro, Luigi, Annibale e Lorenzo Fusco, Nicola Giuliano, Antonio Ammendola, Michele Catania, Ciro Scopano, Franco Manna, Crasto, Molese, Giardina, Fiore, Viviani, Marigliano, Carlo Manselli, Andrea Caccuri, Sergio Fermariello, Lucia, Raffaele Contemi, Gennaro Bauduin, Scognamiglio, Marais Rayan. Allenatore Elio Fusco.

Nel primo anno di A/2 la Partenope conquistò l’accesso ai play-off per la promozione in A/1 ed affrontò l’Amatori Catania. Fu sconfitta. Anche nel campionato ‘90-‘91 la Partenope, abbinata con l’Original Marines dei fratelli Cimmino, conquistò i play-off e nello spareggio per la promozione contro il Delicius Parma, come era accaduto l’anno precedente contro il quindici siciliano, vinse la gara interna e perse quella esterna e per differenza punti non fu promossa. Prima di giungere ai giorni nostri la società di Parco del Castello dovrà ancora conoscere una retrocessione (campionato ‘97-‘98) e una promozione (‘99-‘00). Oggi la Partenope è in B e punta a risalire in serie A.

Date storiche

  • 1952 Nasce la Partenope Rugby grazie all’inglobamento della Rugby Napoli da parte dell’A.P.Partenope e partecipa al campionato di Serie B
  • 1953 La Partenope Rugby partecipa per la prima volta al campionato italiano di Serie A
  • 1958 La Partenope per la prima volta vince il Titolo Giovanile
  • 1965 È per la prima volta Campione d’Italia
  • 1966 È per la seconda volta Campione d’Italia
  • 1969 L’A.P.Partenope chiude la sezione rugby
  • 1978 Nasce la Amici Pro Partenope
  • 1979 La Partenope Rugby si iscrive al campionato di Serie C/1
  • 1989 La Partenope Rugby ritorna in serie A
  • 1990 La Partenope U.15 diventa campione d’Italia battendo ad Arezzo i pari età della Benetton Treviso 11:7
  • 1992 La Partenope U.17 diventa campione d’Italia battendo ad Arezzo i pari età della Petrarca Padova 11:9