Il Rugby


L’Origine

Il rugby è una danza classica elegantissima: dalle tribune non si nota ma da vicino è roba da intenditori………. Sono i tre, leggeri, le ali, a rifinire i palloni che i ciccioni del pacchetto di mischia hanno conquistato. E quando li perdono senti una zaffata di odio di classe che parte dalla fanteria verso quei signorini della cavalleria leggera, perchè il rugby è una società rigidamente divisa in classi.”
Marco Paolini, regista, sceneggiatore e attore teatrale, nonché rugbista bellunese.

Le origini del nobile gioco sono a dire il vero contornate di leggenda e di elementi surreali. Tutto ebbe inizio a Rugby, una tranquilla cittadina della verde campagna inglese, bagnata dal fiume Avon nella regione del Warwickshire. A Rugby i ragazzi della Rugby School, bellissima scuola privata di stile vittoriano immersa nel verde, erano soliti giocare interminabili partite di Football, sfide che potevano durare anche diversi giorni, dove gli studenti anziani amavano confrontarsi contro i “rookies”, i nuovi arrivati. Uno di questi era William Web Ellis, il Prescelto, colui che, ignaro di quello che avrebbe scatenato in futuro, diede vita al gioco che poi fu chiamato Rugby Football. William, giovane irlandese dal carattere focoso, decise infatti che, per poter vincere la partita contro i più smaliziati compagni anziani di college, avrebbe dovuto fare qualcosa di nuovo e imprevedibile. Così, nel secondo giorno di una lunga disputa calcistica, William a un certo punto prese la palla con le mani, un gesto in verità consentito in alcuni college, ma corse in avanti scartando gli attoniti avversari che cercarono di acciuffarlo, e pose la palla in rete. Da quel momento, da quel gesto di ribellione si mise in moto un processo che è difficile descrivere e ricostruire in modo rigoroso, in quanto la codifica ufficiale delle regole di quello che è oggi il rugby moderno avvenne molti anni dopo, il 26 gennaio 1871 i rappresentanti delle varie scuole inglesi si riunirono nel ristorante Pall Mall di Londra e unificarono il regolamento fondando la Rugby Football Union. A onor della cronaca, il 26 settembre 1863 i rappresentanti di undici tra club civili e scuole si riunirono alla Freemason’s Tavern di Rugby e dopo un’accesa discussione, immaginando che le pinte di birra abbondassero sul tavolo, elencarono alcuni capisaldi di un nuovo regolamento. Regolamento che in verità durò solamente un mese, dato che dopo tale periodo il soccer (moderno calcio) si staccò nettamente dal rugby.

In questi quasi 50 anni di evoluzione del gioco e delle regole, dal big bang di Web Wellis alla storica codifica del Pall Mall di Londra, possiamo solo lontanamente immaginare le storie accadute sui prati inglesi…si parla di sfide tra interi villaggi, con squadre composte da centinaia di giocatori, di riti primordiali come l’hallelujah, una sorta di lotta senza regole degli ultimi cinque minuti….

Foto: I campi della Rugby School, dove tutto ebbe inizio

 

I valori universali

“Il rugby e` una voce del verbo dare. A ogni allenamento, a ogni partita, a ogni placcaggio, a ogni sostegno, dai un po` di te stesso. Prima o poi qualcosa ti tornera` indietro.”
Marco Pastonesi, scrittore e giornalista della Gazzetta dello Sport.

Il fatto che il Rugby sia, da quando è stato codificato, lo sport di eccellenza praticato nelle prestigiose e antiche università di Oxford e Cambridge, la dice lunga sulla sua valenza educativa.

Altro esempio. In Irlanda il rugby è l’unico sport che unisce la Repubblica dell’EIRE con la lealista Irlanda del Nord, avendo una sola nazionale che durante gli incontri internazionali canta un inno del rugby che unisce le due nazioni.

Ancora. In Sudafrica, dopo decenni di razzismo e apartheid, il presidente Nelson Mandela ha riunito i bianchi e i neri attorno alla nazionale di rugby che nel 1995, contro tutti i pronostici, vinse la coppa del Mondo.

Infine. Il Terzo Tempo, un rito di una forza straordinaria nella sua ovvia semplicità: i giocatori avversari al termine della sfida, dopo essersi confrontati sul campo con la massima determinazione e durezza, si abbracciano dimenticando asprezze e risultato finale, facendo il cosiddetto corridoio, una sorta di “presentat’arm” che la squadra vittoriosa concede agli sconfitti. Un corridoio umano attraversato dagli avversari che ricevono complimenti e applausi, per poi dividersi una birra e convivere in amicizia le emozioni di questo sport.

I fatti sopra esposti sono la migliore pubblicità di questo gioco, i cui valori universali sono:

Rispetto rigoroso dell’avversario, delle regole e dell’arbitro, Lealtà, Sacrificio, Solidarietà, Coraggio, Amicizia, Integrazione.

Questo insieme di Valori rendono il rugby estremamente affascinante e aggregante in tutto il mondo, con un’attenzione crescente da parte dei media e degli investimenti in comunicazione e marketing.

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Le Regole

  • Il campo
  • Le regole
  • I ruoli

 

“…..otto giocatori forti e attivi, due leggeri e furbi, quattro rapidi e un ultimo modello di flemma e di sangue freddo. Una squadra di rugby é la proporzione ideale fra gli uomini”.

            Jean Giraudoux, giornalista e scrittore francese

  • Il Campo

Le Dimensioni sono quelle simili ad un campo di calcio, circa 67 x 120 metri, contando le aree di meta.

Al centro del campo si trova la linea di metà campo che divide all’inizio del gioco i 2 eserciti. L’area di meta è delimitata dalla linea di meta e oltrepassarla con l’ovale in mano per poi schiacciarlo a terra rappresenta il sogno di ogni rugbista. In alcuni casi può trasformarsi in una trincea degna della 1^ guerra mondiale.

I pali della porta, piazzati al centro della linea di meta, sono 2 montanti rotondi di oltre 4 metri di altezza, da considerarsi prolungantisi all’infinito, fino al paradiso…; in inglese la porta si dice Goal, e in Galles i villaggi fanno a gara a chi ce li ha più lunghi!

La palla deve avere forma ovale, lunga circa 28 centimetri e pesante meno di mezzo kg. In passato la palla era costruita con il ventre di maiale e quando pioveva si trasformava in qualcosa di veramente pesante da maneggiare e calciare. Per questo spesso gli uomini di mischia, nel fango e nella pioggia, il pallone non si sognavano per nulla di passarlo ai signorini del reparto veloce dei tre-quarti. La forma ovoidale favorisce rimbalzi imprevedibili quando essa arriva a contatto con il terreno, spesso causa di imprecazioni da parte dei giocatori che invano tentano di afferrarla prima di essere catturati dall’avversario!

  • Le Regole e lo spirito

Di regole ce ne sono tante, e alcune anche un po’ strane e bizzarre per chi è nuovo del mestiere. Ma la cosa fondamentale è che esse vanno rispettate, in modo rigoroso, in quanto a nostro parere la prima regola in alto a tutte è quella di rispettare l’arbitro, qualunque sia la sua decisione. Se si prende coscienza di questo principio, allora non ci saranno scusanti né alibi, l’esito della partita dipende tutto dalla volontà e dalla determinazione delle due squadre. Il resto sono chiacchiere. Il Rugby è apparentemente un caos ricco di contraddizioni.

In realtà, tutto ha una logica e un principio. Per esempio: è uno sport di combattimento fisico e mentale, dove la lotta è ammessa per la conquista del pallone, ma qualsiasi gesto violento e scorretto è realmente e severamente punito. Oppure, per segnare la meta bisogna avanzare e andare oltre la linea di meta avversaria, ma il passaggio è ammesso solo indietro. Follia? No, genio e sregolatezza.

Ecco le regole fondamentali:

Il rugby viene giocato da squadre composte da 15 giocatori ciascuna, divise in due reparti, gli avanti del pacchetto di mischia (8 giocatori) e le linee arretrate dei trequarti (5 giocatori), oltre ai mediani (2 giocatori) che fungono da raccordo tra i due reparti.

Scopo del gioco è segnare il maggior numero di punti tramite la meta (5 punti), i calci di trasformazione della meta (2 punti), i calci piazzati (3 punti) e i calci di drop (3 punti).. Tutti i calci sono realizzati mandando il pallone tra i pali della porta, sopra la traversa.


Le cinque regole fondamentali sono:

  1. La meta. La meta si effettua appoggiando il pallone in un’area del terreno di gioco, denominata appunto “area di meta”. La sensazione di schiacciare la palla oltre la linea è indescrivibile…
  2. Il placcaggio. L’azione mediante la quale un difensore può fermare l’avversario in possesso di palla impedendogli l’avanzamento. Famosi e terribili placcatori sono i giocatori delle isole del Pacifico, Samoani in testa, ma Figiani e Tongani non scherzano!
  3. Il passaggio non in avanti. Si avanza per andare in meta, ma il passaggio deve essere eseguito indietro, dunque il portatore di palla è sempre davanti a tutti i compagni che devono correre in sostegno dietro e a fianco del portatore di palla. Sostegno è la parola fondamentale per il passaggio.
  4. Il tenuto. Il pallone non può essere trattenuto da un giocatore a terra: la palla deve essere resa disponibile agli altri compagni e agli avversari, altrimenti il gioco sarebbe una zuffa infinita.
  5. Il fuorigioco su calcio in gioco aperto. Nel momento in cui un difensore blocca il portatore di palla si crea una linea di fuorigioco parallela alle linee di meta e passante per il punto in cui si trova il pallone. In quel momento TUTTI i difensori dovranno stare nella parte di campo compresa tra la linea di fuorigioco e la linea di meta che loro difendono, altrimenti si troveranno in posizione di fuorigioco. Gli attaccanti dovranno fare altrettanto schierandosi dietro al portatore di palla, come in un campo di battaglia tradizionale in cui gli eserciti si schieravano con due linee contrapposte.

 

Alcuni consigli…

Le regole, spiegate in modo “comico” da Sky con Bruno Arena dei Fichi d’India:

http://sport.sky.it/sport/rugby/rugby_regole_bruno_arena.html

 

Per chi volesse invece fare un approfondito master su tutte le regole, vi segnaliamo le pagine della Federazione Italiana Rugby, link:

http://www.federugby.it/index.php?option=com_content&view=article&id=411&Itemid=788

 

 

  • I Ruoli

Una squadra di rugby è assimilabile, senza essere troppo esagerati, ad un esercito, nel quale esistono diversi reparti e specializzazioni, adeguati ai compiti da svolgere nella battaglia.

I giocatori sono 15 e si dividono in due reparti fondamentali:

Gli Avanti, che formano il cosiddetto pacchetto di mischia, sono la fanteria pesante che deve fare il compito più duro e pesante della battaglia, assicurare la conquista della palla, centimetro dopo centimetro, corpo a corpo, in trincea. Sempre vicini e uniti gli avanti, si immolano per la squadra, lasciando a fine partita evidenti segni sul viso della fatica profusa.

I tre quarti, le gazzelle, i veloci, i nobili, le signorine, questi sono i termini spesso utilizzati per descrivere coloro che, sfruttando il lavoro pesante della mischia, cercando di involarsi al largo, negli spazi, per finalizzare le azioni e segnare più possibile. Ma di seguito ecco i singoli ruoli dei 15 in campo:

 

 

Avanti, divisi tra prima, seconda e terza linea:

Prima Linea

  1. 1 Pilone sinistro (prop)

E’ chiamato loose-head in inglese perché la sua testa nella mischia ordinata è all’esterno di quella del pilone destro opposto. Deve fornire spinta nei raggruppamenti, aiutare i saltatori nelle rimesse laterali e portare avanti la palla.

  1. 2 Tallonatore (hooker)

E’ posizionato fra i due piloni e ha il compito di aggangiare la palla con i piedi dopo l’introduzione nella mischia. Solitamente effettua anche i lanci di rimessa in gioco, e contribuisce al lavoro delle seconde e terze linee.

  1. 3 Pilone destro (prop)

E’ chiamato thight-head perché nella mischia ordinata la sua testa si posiziona fra quelle del pilone sinistro e del tallonatore avversario. Svolge un ruolo simile al n.1 anche se vi sono differenze tecniche e non molti sono i piloni che possono giocare in entrambe le posizioni.

 

Seconda Linea

  1. 4 – 5 (lock)

Sono solitamente i giocatori più alti e atletici della squadra, danno stabilità e spinta alla mischia (vengono definiti “sala macchine”) e soprattutto saltano per recuperare la palla nelle rimesse laterali. Hanno un ruolo attivo nei raggruppamenti spontanei, cioè nella ruck e nella maul.

 

Terza Linea:

  1. 6 – 7 (flankers)

Devono essere reattivi, veloci e abili come incursori del difendere la palla o recuperarla dopo la mischia, attaccando i n. 9 e 8 avversari, o conunque il portatore di palla, e difendendo i propri. Il n.6 è in genere più difensivo, il n.7 più offensivo.

  1. 8 (number eight)

Solitamente alto e potente, il “number eight” è quello che trattiene la palla fra i propri piedi a chiusura della mischia ordinata, prima di liberarla per il mediano di mischia o raccoglierla e portarla avanti. Deve esere abile a intercettare le palle vaganti e a rompere la linea difensiva avversaria.

Tre Quarti.

  1. 9 mediano di mischia (scrum half)

E’ il cardine fra avanti e tre quarti, è colui che introduce la palla nella mischia ordinata e che in genere la distibuisce poi al n.10 o ai tre-quarti. Di solito piccolo di statura ma agile e velocissimo, deve essere abile nel maneggiare la palla e veloce nel prendere le decisioni. Spesso è il primo placcatore quando la palla esce dalla mischia avversaria.

  1. 10 mediano di apertura (fly half)

Come nel calcio è il “regista” e spesso il leader della squadra. E’ lui che imposta il gioco, dirigendo difesa e attacco. Deve essere veloce ma robusto, dotato di buona tecnica e abile sia nei calci di spostamento sia in quelli di punizione.

  1. 11 -14 ali (wing)

Devono essere molto veloci e puntare a finalizzare in meta le azioni della squadra sfruttando gli spazi aperti dagli avanti. Nelle fasi difensive rientrano per sostenere l’estremo

  1. 12 – 13 primo e secondo centro (outside center e inside center)

Devono essere giocatori completi, abili nel rompere la difesa avversaria e nel placcare efficacemente gli attaccanti avversari, oltre che nel calciare e distribuire passaggi. Sostituiscono alla bisogna il mediano di apertura. Il n.12, primo centro, è solitamente il più robusto.

  1. 15 estremo (full back)

E’ l’ultimo difensore. Sicuro nei placcaggi, potente e preciso al piede, e lui che decide se bloccare i calci profondi degli avversari o usarli per un contrattacco calciando a sua volta profondo o “up and under”. In attacco è l’uomo in più che serve a raddoppiare e a tenere impegnati i difensori

Proverbi

“Il rugby, uno sport da persone fini, senza dubbio. Quindici uomini che entrano a far parte di una squadra solo per incontrare altri tipetti fini come loro.”
Al Murray, comico teatrale inglese

“Il rugby é come l´amore: ti fa ridere, gioire, sacrificare, soffrire, piangere, lottare, vivere: e perció non ne puoi fare a meno!”
Sergio Parisse Senior,

“Io non sono stato a una scuola dove lo giocassero e non posso apprezzare il rugby in tutta la sua bellezza. Posso seguire il gioco nelle sue linee generali, naturalmente, e ne conosco le regole più importanti. So che tutto consiste nel portare la palla attraverso il campo, comunque sia, è nel , depositarla oltre la linea avversaria. So pure che per intralciare questo programma ogni giocatore può tentare un certo numero di assalti e fare a un suo simile cose che fuori del campo gli frutterebbero al minimo quaranta giorni di prigione senza la condizionale, con l`aggiunta di una paternale del signor giudice.”
Phelam Grenville Wodehouse, Scrittore inglese

“Un incontro internazionale a Twickenham é più di un semplice spettacolo. E` un`immensa festa di famiglia. E` il raduno del clan.”
Aleg Wough,

“Mi piace il rugby e continuero` a giocarlo a tutti i costi.”
Ernesto “Che“ Guevara,

“Il rugby e` l`assoluto ordine nell`apparente disordine.”
Sandro Cepparulo,

“Aperto nel pomeriggio, il rugby non e` mai stato chiuso la notte.”

Denis Lalanne

 

“Voglio che gli italiani giochino come italiani, con passione e azzardo, come quando guidano la macchina.”
John Kirwan,

“Vincere con modestia e perdere con leggerezza: questo e` il marchio di un grande sportivo.”
Gareth Edwards, leggendario giocatore del Galles anni 70

“Il rugby e` trenta uomini che inseguono un sacco di vento.”
Willie John Mc Bride,

“Il pallone ovale rimbalza sull`erba come una frase di Joyce sulla sintassi.”
Alessandro Baricco

“La palla da rugby va trattata come una bella donna, presa con delicatezza tra le mani, abbracciata e mai lasciata incustodita, ma al momento giusto bisogna anche saperle dare un calcio per poterla riavere in futuro.”
Anonimo,

“Amo il rugby non perché è violento, ma perché è intelligente.”
Françoise Sagan, Scrittrice francese.

“Nel rugby il cervello e il cuore contano più del fisico.”
Paolo Vaccari, Giocatore della Nazionale Italiana.

“Rugby… guerra paradossale perché legata a una regola astuta che vuole le squadre avanzare sotto la clausola di far volare il pallone solo all`indietro, movimento e contromovimento, avanti e indietro, solo certi pesci, e nella fantasia, si muovono così.”
Alessandro Baricco, Scrittore

“Ogni volta che cerchi di inoltrarti nello spazio avversario, ogni volta che cerchi di guadagnare terreno, ogni volta che ti proietti verso la linea di meta, dovresti avere un compagno in sostegno dietro di te. Se è un amico, meglio.”
Marco Pastonesi, Dal suo libro “La leggenda di Maci“.

“Non è un caso che in inglese non si dica “rugby player”, cioè giocatore di rugby, ma “rugbyman”, cioè rugbysta.”
Carlo Gobbi,

“Il potente sfonda, il piccolo s’infiltra, l’alto salta, il guizzante corre. In una squadra di rugby c’è posto per tutti.”
Luciano Ravagnani,

“La mischia è la prima credenziale di una squadra: “piacere, ….qui comandiamo noi! e che nessuno provi a cambiare le carte, perchè con le buone o con le cattive la partita dipende dalla nostra capacità di spinta”.”
Gregorio Catalano e Daniele Pacini,

“Il vero spirito del rugby: due tempi di riscaldamento per prepararsi ad un grande terzo tempo.”
Claudio Bisio,

“Il rugby sono 14 uomini che lavorano insieme per dare al quindicesimo mezzo metro di vantaggio.”
Charlie Saxton,

“La birra è stata inventata per impedire agli Avanti di conquistare il mondo.”
Anonimo,

“Il rugby sa di birra, così come sa di terra e di vento.”
Joel Stransky,

“I rugbisti sembrano duri, ma sono sensibili. Si commuovono quando entrano in campo, piangono quando sentono l`inno, singhiozzano quando perdono un match che pensavano di poter vincere.”
Diego Dominguez,

La crescita non è fatta solo di carezze.”
Massimo Mascioletti

“Non ero io a cercare i guai. Erano i guai a cercare me. Per questo ho iniziato a giocare a rugby.”
Jonah Lomu,

“Il rugby è una religione. Infatti quando le dicevo che avevo una partita, mia madre correva a prendere il rosario.”
Marco Pavesi

“Il rugby è come la prima guerra mondiale: il rugby sta al calcio come la prima sta alla seconda guerra mondiale. Il rugby è antico, lento, è una guerra di prime, seconde e terze linee e fanterie contrapposte, guerra di trincee. Fanterie che marciano a conquistare la terra del nemico. A rugby conta solo il fattore terra. Non è come il calcio, il blitz, il contropiede, la guerra-lampo, roba elegante, da individuali. A rugby conta solo il gioco collettivo: terra da conquistare, linea dopo linea, fino all’ultima trincea che, non a caso, si chiama meta.”
Marco Paolini, attore e regista teatrale, rugbista

“Il rugby è uno sport da gentlemen. Prima di tirare il pallone, indietro, al tuo compagno, tu devi controllare che lui stia bene, che sia ben disposto, aperto, disponibile, ottimista. Non puoi tirargli un pallone vigliacco che gli arriva assieme a due energumeni che gli fanno del male. Però, mentre tu fai tutto questo bel ragionamento etico, ce n’è altri ventinove che ti guardano, di cui quattordici tuoi e quindici no, e di questi tre ti corrono addosso, due grossi e uno piccolo, ma cattivo, e la prima tentazione è di dare il pallone al tuo compagno.”
Marco Paolini, attore e regista teatrale, rugbista

Dove si gioca

La geografia del rugby mondiale è piuttosto interessante, in quanto la diffusione nei paesi del pianeta non è omogenea come può essere il calcio, bensì segue alcune linee invisibili nel tempo tracciate da “untori” britannici e francesi che tra la fine dell’800 e i primi anni del XX secolo hanno portato l’ovale in alcuni paesi, anche piuttosto esotici, facendolo diventare lo sport nazionale.

Emisfero Nord

Inghilterra, è la nazione leader in Europa, l’unica nazione dell’emisfero nord ad aver vinto una coppa del mondo, nel 2003. Circa un milione di tesserati…Twickenham è il tempio di Londra.

Galles, dove i minatori a fine turno andavano direttamente al campo a giocare. Si dice che ogni gallese sia stato concepito in un campo di rugby. Il Millennium Stadium, costruito di recente sulle ceneri dello storico stadio dell’Arms Park, è dotato di tetto apribile, si dice perché il Signore possa vedere giocare la nazionale gallese…

Scozia e Irlanda, andate nei villaggi di provincia, pali a forma di H dappertutto.

Francia, una religione soprattutto nel sud ovest e nelle zone basche dei Pirenei. A Parigi, per una partita di campionato nazionale tra le due squadre cittadine è normale avere 80.000 persone allo Stade de France. Circa 700.000 tesserati

Italia, a casa nostra ci sono delle enclave storiche: il Veneto, chiamato il piccolo Galles. In ogni paese o città, da Rovigo a Venezia, da Padova a Treviso fino a Verona, c’è un campanile e un campo di rugby. L’Aquila, terra perfetta per questo sport di sacrificio e combattimento. Tra le grandi città, Milano, Torino, Roma, Napoli e Catania sono le grandi città che hanno avuto gloriosi tempi, oggi andati. Oggi il Flaminio di Roma è diventato la casa del rugby azzurro.

In Europa ci sono poi delle nazioni che manifestano un attenzione crescente: Romania (negli anni 60-70 fortissima), Georgia e Spagna. Attenti alla Russia…

In America del nord Canada e Stati Uniti sono le eterne cenerentole, dalle grandi potenzialità dove pescare formidabili atleti ma poca diffusione nella società.

Emisfero Sud

Nuova Zelanda, la terra promessa. Nel 1870 un giovane neozelandese di origine scozzese, tornò a Nelson dopo aver studiato a Edimburgo portando con se la palla ovale. Subito divenne un successo, soprattutto tra il popolo Maori, gli abitanti indigeni delle isole neozelandesi la cui indole guerriera ed aggressiva veniva esaltata dallo spirito di questo gioco di combattimento di squadra. A fine 1800 la prima tournee della Nuova Zelanda in Europa fu chiamata “The Originals” e sorpresero il pubblico e i giornali europei per la loro incredibile e sconosciuta superiorità. Da quel momento nasce il mito degli invincibili All Blacks, la squadra delle squadre, quella che veste il lutto degli avversari, quella della danza Haka, la danza che i Maori eseguivano per terrorizzare le tribù nemiche o i bianchi invasori.

Australia, nel 900 terra di confino dei galeotti inglesi. Qui il rugby a 15 viene dopo l’Aussie Rules e il Rugby a 13, discipline super professionistiche, ma oggi rappresentano la parte più innovativa e moderna del gioco di alto livello

Sudafrica, durante i terribili e vergognosi anni dell’apertheid razzista, il rugby era lo sport esclusivo dei bianchi e dei suoi circoli vietati alla popolazione nera. Ma Nelson Mandela fece l’impresa di unire il popolo bianco e nero nel 1995 quando, in occasione della coppa del mondo che si disputava nella terra sudafricana, la nazionale vinse contro tutti i pronostici battendo i mitici All Blacks. Mandela era in campo indossando la maglia del capitano ad abbracciare i giocatori bianchi.

Isole Samoa, Fiji e Tonga. Giungla, spiagge e campi di rugby. I bambini giocano a piedi nudi con le noci di cocco, ma quando diventano adulti la loro fisicità naturale, la loro esplosività unica ne fanno i giocatori perfetti, capaci di compiere azioni spettacolari e placcaggi devastanti. La disciplina è ancora il loro unico punto debole…

Giappone, la terra delle arti marziali, dell’etica e del senso d’onore. Il rugby è l’arte marziale di squadra e per questo è molto seguito, addirittura il campionato nazionale è formato da club di proprietà delle più grandi multinazionali giapponesi. Il fisico non gli consente di essere tra le squadre leader, ma il coraggio è inimitabile…