MIGRANTI SE MORE


L’argomento migranti in Italia è un pasto caldo che i media ciclicamente ripropongono alla mensa dei lettori/telespettatori, in particolare quando ci scappa l’evento tragico su cui creare la barricata tira audience che mette da un lato noi e dall’altro lato “quelli”.
Il problema è complesso, ma a sentire certi concittadini intervistati in tv confessare le paure di stupri di massa o scorribande barbariche, con usurpazione dei propri territori e diritti da parte di questi disperati “invasori”, ci da la motivazione a fare qui una riflessione.
Al di la dello stereotipo di Napoli capitale della tolleranza e dell’accoglienza, possiamo portare l’esempio del nostro “microcosmo” Partenope, di come in modo naturale e spontaneo si possa creare l’occasione per far entrare nel tessuto di vita quotidiano ragazzi e famiglie venuti nel nostro paese per migliorare le proprie condizioni di vita, partendo o fuggendo dai propri luoghi di origine.
E’ la storia, per esempio di Yonusa, originario del Gambia, sbarcato oltre 2 anni fa a Lampedusa, dopo un lungo viaggio durato 3 mesi, attraverso vari stati africani. A soli 15 anni, assegnato alla casa famiglia di Acerra, grazie alla casuale vicinanza con la residenza del nostro direttore tecnico, è stato invitato da Marcos a venire sul campo ed unirsi ai suoi coetanei della Partenope. Poco dopo, anche un altro ragazzo diciannovenne proveniente dallo Sri Lanka, si è unito alla squadra, catturato da subito da quel feeling magico che solo lo spogliatoio di una squadra può creare, di rugby, come possiamo immaginare possa essere in un altro sport amatoriale.
Insieme a loro ci sono altri ragazzi come Marco, Mike, Tony, Jed e Youma le cui famiglie sono venute in Italia da paesi come l’Albania, Capoverde, la Repubblica Dominicana, la Costa d’Avorio e che hanno trovato il loro equilibrio nella società anche grazie al far parte di un gruppo squadra, di un collettivo che non fa distinzioni di pedigree e di provenienza, che non ha paura di invasori o di barbari.
Vedere oggi Yonusa giocare con la sua under 18, felice di essere come nella sua famiglia, che frequenta la scuola per stranieri, che aspira a trovare un lavoro dignitoso nel settore costruzioni e manutenzione a cui è fortemente portato, ci da una chiave di lettura della vita assai diversa da chi pensa che il problema oggi sono i migranti.
Lo sport oggi può essere uno strumento potente ed efficace per semplificare e aiutare i processi di integrazione sociale che sono inevitabili e inarrestabili, e in costante aumento.
Dal 2017 la Partenope Rugby Junior e la UIL di Napoli, hanno siglato un accordo per accogliere i bambini delle famiglie immigrate arrivate a Napoli, nell’ambito dello sportello di ascolto che il sindacato gestisce tramite un progetto che coinvolge oltre 30 ragazzi che svolgono il servizio civile.
Al di la di ignoranza e della manipolazione mediatica di certe elite politiche.