La Partenope Rugby delle figurine Panini


“Campioni dello Sport”. Nel 1966 il primo album di figurine Panini dedicato agli sport più importanti, non solo il calcio.

La figurina numero 1 riservata a Pierre de Coubertin, a seguire i protagonisti dei vari sport, per un totale di quattrocentoventi figurine.

Verso le pagine finali dell’album un piccolo spazio per il rugby. Due sole figurine (lo stesso numero riservato al baseball e allo sci nautico…), entrambe dedicate alla Partenope di Napoli. La figurina n.396 riporta l’immagine dell’intera squadra, la n.397 una foto del suo capitano, Marcello Martone.

Un giusto tributo alla squadra più forte di quegli anni: due scudetti consecutivi nei campionati 1964/65 e 1965/66.

Il primo fu definito “lo scudetto dei poveri”: in una crisi economica così profonda da mettere a rischio lo svolgimento del campionato, i giocatori decisero di tassarsi. A dare il senso della situazione le parole del mediano di mischia Elio Fusco, riportate da Bruno Lucisano in un articolo sulla Domenica del Corriere dell’aprile del 1965. «Guagliù, se vogliamo fare il campionato dobbiamo arrangiarci. Soldi non ce ne sono, nemmeno per comprare un pallone».

Marcello Martone, il capitano, medico di professione, estremo di ruolo, firmò un assegno da un milione; Grandoni, studente universitario, versò nelle casse delle società i soldi destinati come anticipo per l’acquisto della sua prima automobile. Anche gli altri si tassarono: Ambron, professore di educazione fisica, Augeri, avvocato, ognuno contribuì secondo le proprie possibilità. Furono raccolti i soldi appena sufficienti per iscriversi al campionato. Per iscriversi, non per terminarlo.

La prima squadra della città di Napoli ad avere la possibilità di concretizzare il sogno di un titolo italiano rischiava di non portare a termine l’impresa non per motivi sportivi ma per motivi economici.

Il quotidiano “Roma” raccontò la vicenda e lanciò una sottoscrizione popolare. Funzionò. Arrivarono le donazioni da alcuni grandi industriali dell’epoca (Zanussi, Cinzano). Gli spalti dello Stadio del Vomero, il Collana, sui quali sedevano abitualmente non più di cinquecento spettatori, furono affollati da diecimila paganti, la maggior parte dei quali non avevano mai visto rotolare un pallone ovale.

La Domenica del Corriere non si limitò a dedicare un articolo a questa storia: ai giocatori della Partenope fu riservata la quarta di copertina, quella con le celebri illustrazioni di Walter Molino.

Il campionato fu portato a termine e vinto: primi con quattro punti di vantaggio sul CUS Roma, due sole sconfitte, il girone di ritorno concluso a punteggio pieno, Martone migliore realizzatore del torneo. Tra i protagonisti di quell’impresa, giocatori che hanno fatto la storia della Nazionale: Elio Fusco, mediano di mischia, Erasmo Augeri, mediano d’apertura, e Vittorio Ambron, tre quarti ala, erano titolari a Grenoble nel 1963, quando l’Italia si trovò in vantaggio di sei punti contro la Francia fino a cinque minuti dal termine (finì poi 14-12 per i transalpini).

Marcello Martone, invece, vanta con la Nazionale un record singolare. Fu convocato due volte (senza mai esordire) a ben trent’anni di distanza: la prima, a diciassette anni contro la nazionale giovanile della Germania, la seconda, nel 1971 a Napoli contro il Marocco.

Per il campionato successivo arrivò un rinforzo per la mischia. Marco Bollesan, passato da Genova a Napoli con la prospettiva di mantenere lo stesso datore di lavoro: l’Italsider. Da Cornigliano a Bagnoli per continuare a forgiare nell’acciaio la sua tempra. Secondo scudetto consecutivo, ancora con quattro punti di vantaggio sul CUS Roma, ancora con un girone di ritorno senza sconfitte, ancora con Martone primatista di punti.

La parte bella della storia finisce qui. Posizioni di rincalzo nei campionati successivi poi, di nuovo, i problemi economici. Stavolta non superati. Nel 1969 il titolo sportivo ceduto al CUS Napoli.

Martone, che aveva superato i quarant’anni già all’epoca del primo scudetto, continuò a giocare fino ai cinquanta. Per farlo smettere dovettero creare una regola ad hoc. E a ratificare quella regola, che prevedeva il limite d’età di quarant’anni per l’attività agonistica, fu suo fratello Mario, all’epoca Presidente della FIR.

La rinascita della Partenope alcuni anni dopo, negli anni Ottanta: alti e bassi fino all’attuale militanza nel girone D della Serie B. In compagnia di altri “nobili decadute” come CUS Roma, Frascati e Benevento.

Nelle immagini seguenti: Partenope e Marcello Martone (album Panini “Campioni dello Sport 1966/67″), Vittorio Ambron (album Panini “Campioni dello Sport 1969/70″).

articolo di Andrea Pelliccia

tratto QUI